Sulla scuola italiana se ne dicono e se ne scrivono sempre tante.
Si prende un aspetto della questione e ...giù sproloqui.
Indagini internazionali? Siamo all'ultimo posto.
Stipendi degli insegnanti? Siamo all'ultimo posto.
Modernità delle strutture? Siamo all'ultimo posto.
Attenzione dei governi? Siamo all'ultimo posto.
Di volta in volta, secondo la notizia del giorno, diventiamo tutti esperti della scuola e del suo funzionamento.
La realtà è che politica e società si interessano pochissimo della scuola: scuola come formazione, scuola come educazione, scuola come luogo sociale, scuola come cultura.
E' una questione di priorità e di valori che coinvolge tutti: politici, insegnanti, famiglie, ragazzi.
Se non ho letto male i recenti programmi elettorali dei due principali schieramenti nessuno dei due diceva due parole sulla scuola.
Ora la Gelmini, in questa politica berlusconiana dei proclami, vorrebbe pagare di più i docenti. Benissimo!
Alle tre I di morattiana memoria (Inglese, Internet, impresa) la ministra aggiunge la quarta I dell'Italiano. Non male!
Ci promette di non legiferare molto "Per troppi anni si è ritenuto che le riforme legislative potessero risolvere da sole i problemi del sistema educativo. Si è investito le energie sull'attività legislativa, discusso troppo a lungo su cicli, modelli pedagogici. Oggi serve buona amministrazione, progettualità, buon governo, semplificazione e chiarezza. Basta con la montagna di norme di regolamenti confuse e incomprensibili." Magari!
Proclami o promesse?
E mentre il PD era tutto intento a decifrare l'articolo di Famiglia Cristiana,la Gelmini ha citato Gramsci. Ripeto! Un ministro del centrodestra ha citato Gramsci: "Occorre persuadere molta gente che anche lo studio e' un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio: e' un processo di adattamento, e' un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza".
E' una questione di valori: IL VALORE DELLA CULTURA!

la vignetta è di Frato, Francesco Tonucci