Eravamo tanti
consapevoli della battaglia lunga

determinati

battaglieri

creativi,


NON CI FERMEREMO!
categoria:politica, scuol manifestazione contro gelm
Eravamo tanti
consapevoli della battaglia lunga

determinati

battaglieri

creativi,


NON CI FERMEREMO!
Oggi sarà una brutta giornata per la scuola italiana:
il Senato non varerà alcuna riforma, ma abbatterà la mannaia dei tagli,non promuoverà cultura pubblica ma mediocrità.
Da più parti abbiamo gridato:
volevamo discutere,
volevamo partecipare alla costruzione di una nuova scuola e di una vera riforma,
volevamo coinvolgere le esperienze,
volevamo sentire studiosi di didattica, di pedagogia, di organizzazione scolastica,
volevamo ascoltare insegnanti, studenti, genitori, amministratori.
OGGI QUESTO NON SARÀ POSSIBILE.
Oggi i numeri daranno la vittoria a chi non crede nella scuola pubblica, a chi non crede nella cultura, a chi si fa beffe della storia della scuola italiana.
Ma noi non ci abbatteremo.
Noi insegnanti siamo abituati a “riformatori avventurosi”, ma siamo anche testardi, ostinati e sapremo difendere la nostra professionalità (conquistata in anni di studio e di lavoro), sapremo difendere i nostri alunni.
Oggi andrò a scuola con una carica maggiore: è una lunga strada, come lo è sempre stata, per una scuola pubblica di qualità ma, senza dubbio,
NOI DOCENTI CI SAREMO!
E, per dirci che non è finita, incontriamoci domani a Roma per gridare che continueremo la nostra battaglia professionale e di vita.

la vignetta è di Bruno Carioli un blogger da seguire qui
Ora va di moda il decisionismo, il "fare".
Alla gente piace. Piace Brunetta, il ministro che vende fumo e pensa a far rigare dritti i dipendenti pubblici ( perché non pensa seriamente a togliere i privilegi economici, previdenziali e sociali della sua casta?); piace
Questa moda imperversa anche nel centrosinistra e così, dalle Alpi all’Etna, dal Tirreno all’Adriatico, c’è la corsa a chi decide di più.
Ma non sono mai decisioni ponderate, valutate e soppesate dopo attente analisi di costi e benefici, sono decisioni propagandistiche : “CHI È PIÙ BRAVO DI ME?” si sente sussurrare lungo tutta la penisola.
Anche nel nostro piccolo non scherziamo. Abbiamo cominciato con la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Civitavecchia, e adesso picchiamo giù sodo con la realizzazione dell’autostrada Civitavecchia-Livorno. Per dare il senso del livello di decisionismo, abbiamo avuto la convocazione contemporanea dei consigli comunali di Tarquinia e Montalto di Castro, neanche si trattasse di un evento eccezionale. Invece si è trattato, ancora una volta, del cedimento degli interessi locali agli interessi economici di gruppi ben determinati.
Nessuno nega che il tratto dell’Aurelia, tra Civitavecchia e Livorno non risponda da tempo alle esigenze del traffico moderno; è evidente a tutti che in alcune parti è purtroppo pericoloso. Per questi motivi si era sempre chiesto a gran voce l’ammodernamento dell’Aurelia, la sistemazione della stessa in autostrada e non si voleva assolutamente la costruzione di un nuovo tracciato che avrebbe mangiato terreno fertile e produttivo all’agricoltura.
La memoria corta dei decisionisti, poi, rasenta il ridicolo quando si riporta come una grande conquista l’abbandono del tracciato a monte.
Per la verità, lo ricordo agli smemorati, il primo tracciato della SAT era proprio a valle, tra l’attuale Aurelia e la strada litoranea. Contro questa proposta si levarono associazioni di coltivatori, commercianti, cittadini che si espressero in democratiche manifestazioni di protesta.
Oggi si vende questa ipotesi come la soluzione di tutti i problemi e le amministrazioni esprimono i loro pareri su tracciati di massima. Tracciati di massima! Senza calcolare l’impatto del cemento, degli svincoli, dei piani da rialzare...
Certo, è più facile dire sempre sì, è più propagandistico il decisionismo, ma ricordo con rimpianto quando nella sinistra insistevamo sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo, che coniugasse economia e ambiente; ricordo ancora Berlinguer dichiarare che era necessario introdurre elementi di socialismo (non il socialismo, ma elementi di socialismo) per avere una società più giusta.
Io non sono per il no a tutti i costi, ma per l’autonomia e la democrazia nelle scelte.
Certe omologazioni tra centrosinistra e centrodestra stridono troppo!
Forse proprio pensando alla futura autostrada gli Etruschi decisero di costruire la loro città, Tarkna, sulla collina, lontani dal cemento e dal traffico.

Immaginate
ÈGIDA O EGÌDA? ÈGIDA O EGÌDA? ÈGIDA O EGÌDA?
ÈGIDA!, cara ministra della Pubblica Istruzione, ÈGIDA! Con l’accento sulla E!
Il Vocabolario della Lingua Italiana Treccani poi Le spiega che ègida deriva dal latino aegis-Ädis, a sua volta collegato al corrispettivo greco che si tradurrebbe in ...“capra”! Veramente? Capra?

Peccato! Silvio era in Cina e non è corso in Sua difesa con le forze di polizia (che, comunque, avrebbe prontamente ritirato!) e a Lei non l’ha salvata neanche una égida, pardon! neanche una capra.
Forse uno dei tre attuali maestri L’avrebbe potuta aiutare, ma Lei li vuole annullare...
L’ANSA riporta così "Al Libro bianco sulla scuola, scritto sotto l'egida dei ministri Fioroni e Padoa-Schioppa...". Non arriva in fondo alla frase il ministro Gelmini perché qualche urlo e un'onda di ilarità attraversa i banchi dell'opposizione per quell'accento traditore. Alla Gelmini scappa una "egìda" invece di "égida". Ma neanche questo inciampo riesce a frenare l'esposizione di Gelmini. E' un caterpillar, con i fogli del discorso che scorrono da una mano all'altra. Riprende a leggere e alza gli occhi soltanto per indirizzare lo sguardo sui banchi delle opposizioni.”
Un caro amico, di cui per adesso non faccio il nome, mi ha inviato una mail su un avvenimento culturale svoltosi a Tarquinia venerdì scorso: la presentazione del restauro della Madonna con Bambino di Antonio del Massaro detto il Pastura.

Il piacere con il quale ho letto la mail è stato tale che mi è sembrato un peccato di egoismo tenere per me le sue argute osservazioni. Vi rendo partecipi, perciò, del mio diletto intellettuale, considerata anche la rarità di voci laiche e di pensieri veramente liberi. Godete della figura del Vescovo che si avvicina al popolo, mentre le autorità civili se ne stanno timidamente in disparte; riflettete sulla surreale processione; divertitevi per il piedistallo sbagliato, bella citazione di una commedia tipicamente italiana di decenni fa.
“Cara Emanuela,
la glorificazione chenisiana [1] - non keynesiana anche se i tempi che corrono rischiano il rimescolamento delle carte- è sempre più estesa. Tarquinia sembra vieppiù papalina ! Momenti centrali del... sono le presentazioni della tavola del Pastura, del reliquario di S: Agapito, e fra qualche giorno, della tavola di Monaldo. Apprezzabilissime acquisizioni al patrimonio cittadino che, in ogni caso, consentono al vescovo di pronunciare i suoi discorsi e le sue argomentazioni , per alcuni versi condivisibili ( la tradizione, il bene culturale, la valorizzazione ecc. ecc.) solo che la conclusione è sempre una : mettere le mani avanti come a dire "tutto bene , ma tenere presente che ogni cosa , atto, iniziativa sono in funzione della fondamentale finalità religiosa". Il vescovo svolge il suo lavoro con sagacia, da parte sua non altro si può pretendere. Mentre le autorità cittadine non sono in grado di esprimere un'autorevole voce laica. In queste condizioni, paradossalmente, l'apertura buonista alle varie correnti di pensiero corre il rischio di dare voce ad una sola corrente. Del Pastura si legge l'intenzionalità liturgica-religiosa non si parla dei valori strutturali dell'opera. Della bella mammella esibita dalla Madonna, uno storico dell'arte, tale Gallo professore alla LUMSA (nessuno sapeva né si è preoccupato di sapere cosa significasse quell'acronimo riferito alla Libera Università Maria Santissima Assunta di diretta derivazione vaticana) ha dato un'interpretazione allagata nel liquido amniotico dei testi sacri. Mentre il vescovo pronunciava il suo "incisivo" discorso con l'abituale passeggiatina davanti al pubblico, le autorità locali se ne stavano educatamente seduti schierati da un lato in un'ossequiosa immobilità. Un'atmosfera che ha toccato punte surreali nella successiva processione dal Duomo a S.Francesco con la banda in testa, il solito corteo storico, il gonfalone della città, il corteggio dei monaci grigi di S,Francesco, il vescovo che salmodiava dentro un amplificatore, poi un vasto spazio vuoto e, finalmente, il reliquario portato a spalla da alcuni confratelli non so di quale congregazione e subito dietro le autorità cittadine seguite da qualche centinaio di fedeli che sgranavano giaculatorie sacre. Lungo il percorso nessuno affacciato alle finestre. Un'intrigante situazione straniante. Il clou spettacolare della collocazione del reliquario in una nicchia della chiesa di S. Francesco non ha avuto luogo a causa delle dimensioni sbagliate del piedistallo. Il santo è rimasto a terra !. Un salutone“
[1] Chenis è il nome del Vescovo

Ieri altra bellissima escursione culturale nell’ambito di Tarquinia a Porte Aperte: visita a Leopoli-Cencelle,
città fondata dal Papa Leone IV nel IX secolo per dare ospitalità agli abitanti di Centumcellae (l’odierna Civitavecchia) in seguito alle incursioni dei Saraceni.
La città, che domina il territorio circostante, fino a mare, da una collina vicina ai monti della Tolfa, è oggetto, da alcuni anni, di scavi e conseguenti studi di numerose Università (Roma, Chieti, Viterbo, Perugia).
È già affascinante arrampicarsi lungo il pendio della collina, mentre ci si avvicina alle torri mozzate e ai resti della cinta muraria. Se ci si ferma a riprendere fiato, volgendo lo sguardo, e se si ha l’accortezza di non guardare verso la ciminiera della centrale a carbone di Civitavecchia, si può ammirare il panorama fino a mare.

La professoressa, che ci spiegava con autentica passione e competenza i lavori di scavo, ha fatto emergere, dalle numerose pietre, una vera città: i luoghi del potere religioso e del potere civico; le botteghe artigiane, le case a schiera (a due piani per utilizzare al massimo la scarsa superficie a disposizione). Pian piano, davanti ai nostri occhi, si è evidenziato l’assetto urbanistico della città medioevale, ben più razionale degli assetti che conosciamo oggi.
Oltre a godere dei luoghi e delle ricostruzioni archeologiche, due elementi mi hanno divertita e confortata:
1) Tutti i manufatti ritrovati (ceramiche, utensili ed altro) conducono a vie commerciali verso l’interno, proprio all’opposto di Roma e lontani dal Papa, alla ricerca di una libertà commerciale;
2) La grandiosa Chiesa, a tre navate, fu trasformata in... prigione. Mi ha intenerita la domanda di un visitatore che chiedeva all’archeologa come

Nella bellissima cripta, con fantastici capitelli a decorazioni geometriche di fattura umbra, si ritrovano, ormai quasi invisibili, le tipiche iscrizioni dei carcerati.
Insomma, a parte il piacere della visita archeologica, ho potuto godere della soddisfazione di appartenere a un territorio che ha sempre cercato di sganciarsi dallo Stato pontificio, alla ricerca della laicità.
Con una certa malizia, inoltre, mi piace pensare che l’edificio religioso, trasformato in prigione, rappresenti un po’ la metafora di una religione invadente e massimalista.
Mercoledì scorso ho partecipato all’Assemblea Sindacale sulla mazzata Gelmini.
Assemblea affollata e preoccupata.
I tre sindacalisti si sono presentati in modo unitario (e di questi tempi non è poco!), hanno concordato sul fatto che quella Gelmini non è certo una riforma ma una serie di tagli, che a decidere non sono stati certo pedagogisti e persone della scuola, ma soltanto Tremonti e
Maestro unico
Tagli a tutti gli ordini di scuola
Precari abbandonati
Risorse segate.
Conosciamo bene i contenuti del decreto del governo.
L’aspetto che più mi ha preoccupata, però, è che non si stanno studiando vere forme di protesta, di opposizione.
Si è riproposto lo sciopero generale, lo faremo, ma abbiamo un po’ tutti il dubbio che Tremonti sarebbe contento anche dei risparmi dello sciopero.
E quanti scioperi potranno permettersi i docenti che percepiscono stipendi ridicoli?
Berlusconi va avanti come un caterpillar, convinto dell’appoggio degli Italiani. Considera il Parlamento come un ostacolo da superare (d’altronde le liste bloccate gli hanno permesso di costruirsi una maggioranza a sua immagine e somiglianza).
Ho sentito un po’ di nausea nel vedere i servizi dei varii TG di ieri che presentavano affabili Gelmini e Berlusconi che premiavano gli alunni bravi (gli studenti con problemi possiamo anche buttarli!), che presentavano le nuove tecnologie, che tranquillizzavano i docenti (nessuno perderà il posto di lavoro soltanto non ci sarà il turn over: e i precari che da anni mandano avanti la scuola?).
Se vogliamo provare a salvare la scuola pubblica dobbiamo farla diventare oggetto di dibattito tra la gente;
dobbiamo fare in modo che le famiglie capiscano la sorpresa che si sta preparando, soprattutto alle famiglie che non potrebbero pagarsi fior di rette delle scuole private;
dobbiamo fare in modo che si torni a parlare della vera scuola e non della vecchia scuola che ha frequentato
L'anno scorso, una mia alunna creativa e ironica, finito il quaderno, prima di abbandonarlo ne ha voluto fare l'elogio funebre con un disegno dal titolo "morte del quaderno" . Un presagio?

FORZA! PROVIAMO A DIFENDERCI! PENSIAMO A FORME DI PROTESTA UTILI ED EFFICACI!