Nella primavera di due anni fa, una ragazza della mia città, di appena quindici anni, fu violentata da otto ragazzi (dico otto!), nella vicina Montalto di Castro.
Che la ragazza non avrebbe avuto giustizia si capì subito, infatti il sindaco di Montalto di Castro (del PD!) predispose rapidamente una delibera per anticipare le spese legali dei ragazzi del branco, mentre per lei non si mosse nessuno.
Ieri, ennesimo atto: il tribunale dei minori ha concesso la sospensione del processo e l’affidamento in prova ai servizi sociali degli otto ragazzi.
Non sono mai stata giustizialista e non lo sono neanche in questo terribile tragedia, ma non concordo con l’applicazione di una legge troppo permissiva.
Ci hanno sempre insegnato che ad un comportamento sbagliato deve corrispondere una adeguata punizione, adeguata punizione non vendetta, adeguata punizione non condanna a vita.
Giusto il pentimento, ma mi sembra veramente troppo, troppo poco.
È giusto che ai ragazzi sia data la possibilità di rieducarsi, lo prevede il nostro sistema giudiziario; chi non desidera recuperare a comportamenti civili otto giovani? Ma tanta comprensione, tanta disponibilità sono veramente troppo.
E la ragazza?
Come sempre accade in questi casi ricordo che molti misero in dubbio la sua moralità (che originalità!). Ora sembra che abbia abbandonato gli studi, convivendo disperatamente, ed in solitudine, con la sua terribile esperienza.
MaremmaOggi riporta le dichiarazioni del suo avvocato: «Quello che dispiace - spiega l'avvocato Sciullo in rappresentanza della vittima - è constatare la totale assenza di attenzione nei confronti della ragazza, della giovane Marilena che vive ancora una situazione di difficoltà, basti pensare che il giorno dell'udienza lei non ce l'ha fatta ad essere presente, non se l'è sentita. Nessuno si è fatto vivo. Nessuno ha pensato al reinserimento della ragazza che ad oggi vive un forte stato di disagio sociale. Nessuna solidarietà si è potuta registrare dalle istituzioni e dai personaggi che avevano annunciato disponibilità. Si mettono in piazza assistenti civici, ma nessuno ha pensato di venire a vedere di cosa hanno bisogno questa ragazza e la sua famiglia».
La giustizia le è stata negata, come spesso accade quando la giustizia deve toccare i diritti delle donne.
Non le è stata negata soltanto la giustizia, ma anche la solidarietà, la vicinanza, il sostegno.
Le sono stati negati anni di serenità, di fiducia, di progetti, di speranze.
Che importa! Tanto... è soltanto una donna (e non è mia figlia, mia sorella, mia madre!)
postato da: emanuela53 alle ore 10:42 | Link | commenti (23)
categoria:politica, donne, stupro
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