Le notizie di questi giorni riportano in primo piano il problema della democrazia e della umanità delle nostre istituzioni.
Alda Merini, la grande poetessa, è morta in stato di indigenza a Milano, dopo aver vissuto, in modo drammatico, l’esperienza della clinica psichiatrica, dell’elettroshock e della maternità negata. Rileggete ciò che scrisse della sua vita sul Corriere della Sera del 30 maggio 2008.

Ora in molti leggeremo le sue poesie, la osanneremo come grande poetessa del ‘900, ma meritava di vivere come ha descritto lei stessa?
Stefano Cucchi, giovane romano, è morto nel reparto psichiatrico di un ospedale: ammazzato? Non curato? Non assistito?
Diana Blefari, brigatista in carcere, si uccide nella sua cella. Il suo avvocato parla di morte annunciata, di profondo stato di depressione inconciliabile con il regime carcerario.
Per Alda Merini l’esperienza dell’istituzione si è sublimata in poesia, la "debolezza" della sensibilità si è trasformata in grandezza della parola.
A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.
Gli altri non ce l’hanno fatta!
In un sistema che esalta la forza, la furbizia, il “self made man”, la ricchezza, l’ostentazione, gli status symbol, ecc., ecc., ecc., ...
come stupirsi che le istituzioni diventano forti con i deboli?
Come stupirsi che in molti non ce la fanno?
Non voglio dire che la pena non si debba scontare: voglio ribadire che la legge deve essere veramente uguale per tutti: ricchi e poveri, forti e deboli, sani e malati, innocenti e colpevoli. E soprattutto che nessuno resti solo, MAI!
postato da: emanuela53 alle ore 09:04 | Link | commenti (11)
categoria:politica, alda merini, stefano cucchi, Diana Blefari, diana blefari
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