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domenica, 24 maggio 2009
Ieri mi sono imbattuta due volte in Auschwitz.
Nel primo pomeriggio ho finito di leggere Suite Francese, scritto da Irène irene_nemirovsky_suite franceseNémirovsky nel 1942, poco prima di essere arrestata e deportata come ebrea russa ad Auschwitz, da dove non è più tornata. Il manoscritto riporta nella pagina di destra il romanzo e nella pagina di sinistra appunti e note di diario. Il romanzo, affresco della Francia sconfitta, occupata dai nazisti, si legge con emozione. Ritroviamo le nostre miserie e le nostre debolezze nei comportamenti dei personaggi messi sulla scena dall’autrice: lo scrittore vanesio, il  borghese interessato a salvare le proprie ricchezze, la donna in cerca di affetti impossibili in una relazione virtuale con l’ufficiale dell’esercito d’occupazione ...Le note di diario, pubblicate in Appendice, ci svelano le riflessioni dell’autrice, già chiaramente delineate nelle pagine del romanzo. Ne riporto alcune “Quali sono le scene che meritano di passare alla posterità? ...non tanto gli attentati e la fucilazione degli ostaggi quanto la profonda indifferenza della gente“...i fatti storici, rivoluzionari, ecc, devono essere solo sfiorati, mentre quella che viene approfondita è la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che è specchio della realtà di tutti i giorni”
La vita quotidiana di Irène verrà stravolta il 13 luglio 1942, con la deportazione e la sua storia personale entrerà per sempre nella storia collettiva , nelle immagini delle folle degli internati di Auschwitz, in fila, verso un destino segnato dai "fatti storici" e dalla “indifferenza della gente”.
Sempre nella giornata di ieri Auschwitz è tornata, prepotentemente.
Nell’ambito della manifestazione Incontri con l’Autore, promossa dall’assessorato alla cultura del Comune abbiamo incontrato Eraldo Affinati, scrittore ed insegnante alla Città dei Ragazzi di Roma. Tornerò su questo autore. Ne parlo perché,Auschwitz illustrando il suo libro “Campo del Sangue”, Affinati racconta la storia vera di sua madre, figlia di un partigiano ucciso dai nazisti, catturata  e messa sui vagoni per Auschwitz. Alla stazione di Udine, una serie di eventi fortunati, le permettono di scappare, anche con l’aiuto di un ciclista, fermo vicino al treno. Il libro è il resoconto del viaggio, fortunatamente mai fatto dalla madre e che Affinati decide comunque di intraprendere per darsi delle risposte sull’uomo, salvo poi giungere a capire che più delle risposte sono importanti le domande che riusciamo a porci.
Due donne agli antipodi, l’una colta, scrittrice, adulta; l’altra giovane, che non ha mai letto un libro. La prima percorre fino in fondo il suo destino, l’altra si salva e riesce a costruire la propria vita. Auschwitz le colpisce entrambe, come ha colpito l’essenza stessa dell’umanità, facendoci sentire tutti, come dice Affinai, sopravvissuti e, mipermetto di aggiungere, eredi delle vittime e dei carnefici.
postato da: emanuela53 alle ore 10:52 | Link | commenti (10)
categoria:auschwitz