Negli ultimi tre giorni siamo stati ospiti di due eccezionali cugini, in Abruzzo (un giorno scriverò un post sul valore affettivo e umano dell'ospitalità).
Conoscendo la nostra passione per la montagna ci hanno fatto conoscere, sul Gran Sasso, dei borghi che dire fantastici è troppo poco.
Siamo saliti su altopiani vasti ed inimmaginabili, che già conoscevamo per andare a Campo Imperatore. Dopo aver goduto di questa natura dolce ed aspra nello stesso tempo, lungo i faticosi tratturi della transumanza,
ci siamo immersi nell’atmosfera calma ed ovattata di borghi arrampicati sui monti.
Il borgo di Rocca Calascio,
sormontato appunto dalla Rocca. In una giornata di sole la sua pietra bianca quasi vi abbaglia e dalle feritoie della rocca
vi colpisce il contrasto con il cielo azzurrissimo e i colori tipici dei prati degli altopiani.
Stando lassù, sul castello più alto d’Italia, sembra di rivivere una parte della storia dell’uomo: l’uomo che vuole commerciare, comunicare, osare nonostante la natura impervia, nonostante la povertà dei mezzi.
Il borgo è abbandonato: l’uomo non ce l’ha fatta e l’emigrazione ha avuto il sopravvento.
Ora qualcuno ha deciso di restaurare alcuni edifici ed aprire dei locali turistici legati alla tradizione.
Lasciata Calascio, poco più avanti, un altro borgo aggrappato alla montagna con un laghetto nel fondo: Santo Stefano di Sessanio.

Un Borgo molto più grande dove i restauri e la ricettività sono più avanzati, con il moderno concetto di albergo diffuso.
A Santo Stefano si amplificano le emozioni provate a Rocca Calascio. Qui si può entrare nella vita quotidiana del ‘200, ‘300, ‘400. Palazzi signorili e case strette, scalinate e vicoli angusti vi fanno scoprire elementi architettonici e di vita quotidiana. Colpisce la varietà di portali e di finestre, con un gusto della cornice, del particolare decorativo. Si entra in stanze poco luminose che all’improvviso rivelano soffitti in legno dipinto.
I restauri vengono eseguiti nel rispetto dei materiali tanto che anche i tombini sono mimetizzati con i materiali delle strade.
Notizie storiche ed archeologiche potete cercarle in siti più specializzati, a me interessa comunicare le emozioni che il lavoro dell’uomo e i colori della natura riescono a suscitare.
Cosa si può fare in questi borghi isolati? Passeggiare, guardare, riempirsi gli occhi di tanta bellezza e, ogni tanto, riposarsi su ospitali scalinate. 
Il senso di abbandono, conseguente alla fuga dalla povertà, vi fa venire in mente altre fughe, più attuali, altrettanto drammatiche e così ricordiamo che il pianeta è piccolo e che le vicende umane si ripetono. La storia può servire a promuovere accoglienza e solidarietà.
categoria:viaggi, emozioni, gran sasso, rocca calascio, borghi abruzzesi, santo stefano di sessanio






