Un caro amico, di cui per adesso non faccio il nome, mi ha inviato una mail su un avvenimento culturale svoltosi a Tarquinia venerdì scorso: la presentazione del restauro della Madonna con Bambino di Antonio del Massaro detto il Pastura.

Il piacere con il quale ho letto la mail è stato tale che mi è sembrato un peccato di egoismo tenere per me le sue argute osservazioni. Vi rendo partecipi, perciò, del mio diletto intellettuale, considerata anche la rarità di voci laiche e di pensieri veramente liberi. Godete della figura del Vescovo che si avvicina al popolo, mentre le autorità civili se ne stanno timidamente in disparte; riflettete sulla surreale processione; divertitevi per il piedistallo sbagliato, bella citazione di una commedia tipicamente italiana di decenni fa.
“Cara Emanuela,
la glorificazione chenisiana [1] - non keynesiana anche se i tempi che corrono rischiano il rimescolamento delle carte- è sempre più estesa. Tarquinia sembra vieppiù papalina ! Momenti centrali del... sono le presentazioni della tavola del Pastura, del reliquario di S: Agapito, e fra qualche giorno, della tavola di Monaldo. Apprezzabilissime acquisizioni al patrimonio cittadino che, in ogni caso, consentono al vescovo di pronunciare i suoi discorsi e le sue argomentazioni , per alcuni versi condivisibili ( la tradizione, il bene culturale, la valorizzazione ecc. ecc.) solo che la conclusione è sempre una : mettere le mani avanti come a dire "tutto bene , ma tenere presente che ogni cosa , atto, iniziativa sono in funzione della fondamentale finalità religiosa". Il vescovo svolge il suo lavoro con sagacia, da parte sua non altro si può pretendere. Mentre le autorità cittadine non sono in grado di esprimere un'autorevole voce laica. In queste condizioni, paradossalmente, l'apertura buonista alle varie correnti di pensiero corre il rischio di dare voce ad una sola corrente. Del Pastura si legge l'intenzionalità liturgica-religiosa non si parla dei valori strutturali dell'opera. Della bella mammella esibita dalla Madonna, uno storico dell'arte, tale Gallo professore alla LUMSA (nessuno sapeva né si è preoccupato di sapere cosa significasse quell'acronimo riferito alla Libera Università Maria Santissima Assunta di diretta derivazione vaticana) ha dato un'interpretazione allagata nel liquido amniotico dei testi sacri. Mentre il vescovo pronunciava il suo "incisivo" discorso con l'abituale passeggiatina davanti al pubblico, le autorità locali se ne stavano educatamente seduti schierati da un lato in un'ossequiosa immobilità. Un'atmosfera che ha toccato punte surreali nella successiva processione dal Duomo a S.Francesco con la banda in testa, il solito corteo storico, il gonfalone della città, il corteggio dei monaci grigi di S,Francesco, il vescovo che salmodiava dentro un amplificatore, poi un vasto spazio vuoto e, finalmente, il reliquario portato a spalla da alcuni confratelli non so di quale congregazione e subito dietro le autorità cittadine seguite da qualche centinaio di fedeli che sgranavano giaculatorie sacre. Lungo il percorso nessuno affacciato alle finestre. Un'intrigante situazione straniante. Il clou spettacolare della collocazione del reliquario in una nicchia della chiesa di S. Francesco non ha avuto luogo a causa delle dimensioni sbagliate del piedistallo. Il santo è rimasto a terra !. Un salutone“
[1] Chenis è il nome del Vescovo







città fondata dal Papa Leone IV nel IX secolo
