GRAVISCA, COLONIA GRECA: E MENO MALE CHE MARA NON C’ERA
Nelle belle manifestazioni culturali che Angelo propone in Tarquinia a Porte Aperte (programma completo qui) sabato e domenica scorsi abbiamo rivissuto la storia dell’antico porto di Gravisca, utilizzato dai Greci e da altre popolazioni come scalo e come emporio per il commercio con gli Etruschi di Tarquinia.

L’emporio era anche un santuario in cui gli stranieri potevano godere di immunità e libertà religiosa.
Il prof. Torelli ed il suo assistente ci hanno descritto le diverse fasi del santuario-emporio soffermandosi molto sul mito di Adone.
Adone, figlio incestuoso di Mirra e suo padre, era così bello che di lui si

invaghirono due dee: Afrodite (nella foto Afrodite armata) e Persefone. Zeus risolse la contesa tra le due decretando che Adone sarebbe vissuto una parte dell’anno con Afrodite e l’altra parte con Persefone.
Purtroppo, durante una battuta di caccia il giovane Adone fu attaccato e ucciso da un branco di cinghiali.
Nel santuario di Gravisca (lido di Tarquinia) il 23 luglio di ogni anno si festeggiava Adone: era il periodo della canicola, del caldo che fa morire le piante, in attesa dell’inizio di un nuovo ciclo.
In questa festa le prostitute festeggiavano l’arrivo di Adone, ci si abbandonava a feste orgiastiche mentre il popolo andava in camporella e, infine, si annunciava la morte del dio che, quasi sicuramente era messo in una cassa ritrovata negli scavi archeologici di Gravisca.
Un rito d’amore, legato al ciclo della natura, celebrato da prostitute.
Passeggiando tra le pietre, cercando di ricostruire con la mente
ciò che gli archeologi hanno immaginato per noi, non si poteva non pensare
“E MENO MALE CHE MARA, NELL’ANTICA ETRURIA, NON C’ERA”.
Niente prostitute, niente rito, niente ciclicità della natura!







A Perugia ho goduto di nuovo della bella Piazza Maggiore con il fantastico Palazzo dei Priori. Molto interessante la mostra del Pinturicchio anche se mi ha coinvolta molto di più
bancarelle della Mostra dell’Antiquariato mi hanno un po’ disturbata. Tra gli ombrelloni della mostra e i lavori di ripavimentazione della Piazza Grande siamo riusciti lo stesso a godere della veduta di una delle più belle piazze d’Italia che ospita palazzi di stili diversi, dal ‘200 al ‘500.
Qui Piero della Francesca ci trasporta in una sua visione del mondo, fatta di misticismo e concretezza, di luce e di penombre, di sfumature e colori vividi.